lunedì 13 febbraio 2012

Casa e risparmio energetico

Gli italiani in casa premono troppo sull’acceleratore.

Per scaldare le proprie case devono smanettare le caldaie molto di più di quanto non si faccia nel Nord Europa.

Le nostre abitazioni insomma sono letteralmente assetate di carburante e incidono sull’atmosfera molto di più delle nostre automobili.

Per soddisfare il Protocollo di Kyoto o contenere le emissioni di CO2 dovremmo anzitutto intervenire sugli edifici, che sono responsabili del 40% dei consumi energetici totali e delle conseguenti emissioni di gas serra.

 La casa a basso consumo è la nuova frontiera dell’ecologia che ridisegna la nostra impronta ecologica nelle giuste proporzioni.

Se la casa consuma meno dunque anche i costi diminuiranno, sia quelli economici sia quelli ambientali. Anche per la casa infatti vale lo stesso principio delle auto: meno consumi uguale meno costi e meno inquinamento.

Da tempo ormai si parla di risparmio energetico, una formula che ci richiama in mente subito le lavastoviglie.

Ma mentre gli elettrodomestici incidono per circa un 8% sui consumi di energia, il riscaldamento degli edifici incide in maniera assai più rilevante con il 53% degli sprechi.

Tutto dipende principalmente dalle tipologie costruttive.

In Germania non si danno concessioni edilizie per case che consumano più di 70 kw/h all’anno per metro quadrato, in Italia, a fronte di temperature decisamente più miti, ci attestiamo mediamente sui 150-200 kw/h.

E’ come se le nostre case dovessero consumare di più perché sono più sportive o di alta cilindrata. Il nostro problema è quello del mancato contenimento degli sprechi e di una coibentazione degli edifici poco accorta, con ripercussioni anche sul confort abitativo.

Le esperienze positive dei paesi del nord Europa dimostrano chiaramente che una coibentazione ben progettata e realizzata correttamente è la via più pratica e al tempo stesso più economica per la salvaguardia del nostro ambiente dai gas di scarico dei sistemi di riscaldamento a combustione.

L’Unione Europea ha imposto una normativa sull’efficienza energetica degli immobili, che permette di attribuire alle case quell’etichetta energetica che vediamo stampata su frigoriferi e lavatrici.

In Italia la certificazione energetica degli edifici è già stata recepita e regolamentata dal Decreto Legislativo 311/06.

A partire dal 1° luglio 2007 è già entrata in funzione per gli edifici oltre i 1000 mq di superficie nel caso di trasferimento a titolo oneroso.

Dal 1° luglio 2008 l’obbligo di predisporre il certificato energetico si è estero agli edifici di superficie inferiore, ad esclusione delle singole unità immobiliari per le quali l’obbligo è scattato il 1° luglio 2009 che saranno oggetto di compravendita.

Gli interventi di risparmio e le soluzioni di contenimento del fabbisogno energetico nella casa garantiscono dei risultati sul piano economico, conferendo maggiore valore e durata all’immobile.

La classe di appartenenza infatti andrà sempre di più a condizionare il prezzo sul mercato. A fronte di un leggero investimento iniziale si potrà ridurre considerevolmente il costo di esercizio della casa per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti.

Anche un intervento di ristrutturazione può essere vantaggioso sia per i proprietari che vedono aumentare il valore dell’immobile e la sua durata, sia per gli inquilini che riducono il costo delle bollette.

Esistono ovviamente calcoli e considerazioni da farsi per ogni contesto specifico, ma gli interventi che si possono fare sono molti, alcuni dei quali davvero semplici da eseguire e a basso costo.

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