Per scaldare le proprie case devono smanettare le caldaie molto di più di quanto non si faccia nel Nord Europa.
Per soddisfare il Protocollo di Kyoto o contenere le emissioni di CO2 dovremmo anzitutto intervenire sugli edifici, che sono responsabili del 40% dei consumi energetici totali e delle conseguenti emissioni di gas serra.
La casa a basso consumo è la nuova frontiera dell’ecologia che ridisegna la nostra impronta ecologica nelle giuste proporzioni.
Se la casa consuma meno dunque anche i costi diminuiranno, sia quelli economici sia quelli ambientali. Anche per la casa infatti vale lo stesso principio delle auto: meno consumi uguale meno costi e meno inquinamento.
Da tempo ormai si parla di risparmio energetico, una formula che ci richiama in mente subito le lavastoviglie.
Ma mentre gli elettrodomestici incidono per circa un 8% sui consumi di energia, il riscaldamento degli edifici incide in maniera assai più rilevante con il 53% degli sprechi.
Tutto dipende principalmente dalle tipologie costruttive.
In Germania non si danno concessioni edilizie per case che consumano più di 70 kw/h all’anno per metro quadrato, in Italia, a fronte di temperature decisamente più miti, ci attestiamo mediamente sui 150-200 kw/h.
E’ come se le nostre case dovessero consumare di più perché sono più sportive o di alta cilindrata. Il nostro problema è quello del mancato contenimento degli sprechi e di una coibentazione degli edifici poco accorta, con ripercussioni anche sul confort abitativo.
Le esperienze positive dei paesi del nord Europa dimostrano chiaramente che una coibentazione ben progettata e realizzata correttamente è la via più pratica e al tempo stesso più economica per la salvaguardia del nostro ambiente dai gas di scarico dei sistemi di riscaldamento a combustione.
L’Unione Europea ha imposto una normativa sull’efficienza energetica degli immobili, che permette di attribuire alle case quell’etichetta energetica che vediamo stampata su frigoriferi e lavatrici.
In Italia la certificazione energetica degli edifici è già stata recepita e regolamentata dal Decreto Legislativo 311/06.
A partire dal 1° luglio 2007 è già entrata in funzione per gli edifici oltre i 1000 mq di superficie nel caso di trasferimento a titolo oneroso.
Dal 1° luglio 2008 l’obbligo di predisporre il certificato energetico si è estero agli edifici di superficie inferiore, ad esclusione delle singole unità immobiliari per le quali l’obbligo è scattato il 1° luglio 2009 che saranno oggetto di compravendita.
Gli interventi di risparmio e le soluzioni di contenimento del fabbisogno energetico nella casa garantiscono dei risultati sul piano economico, conferendo maggiore valore e durata all’immobile.
La classe di appartenenza infatti andrà sempre di più a condizionare il prezzo sul mercato. A fronte di un leggero investimento iniziale si potrà ridurre considerevolmente il costo di esercizio della casa per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti.
Anche un intervento di ristrutturazione può essere vantaggioso sia per i proprietari che vedono aumentare il valore dell’immobile e la sua durata, sia per gli inquilini che riducono il costo delle bollette.
Esistono ovviamente calcoli e considerazioni da farsi per ogni contesto specifico, ma gli interventi che si possono fare sono molti, alcuni dei quali davvero semplici da eseguire e a basso costo.
Fonte: www.terranauta.it
