Il confronto tra l’investimento immobiliare e quello finanziario è un classico, al pari di un derby calcistico come Milan-Inter. Un classico che però in questi giorni torna prepotentemente di attualità e non potrebbe essere diversamente visto come stanno affondando le borse di tutto il mondo.
Come dicono i presentatori televisivi della domenica pomeriggio: sono numeri che fanno riflettere!
L’obiezione a questo punto è che l’investimento azionario è destinato a profili di risparmiatori/investitori con un’alta propensione al rischio.
Per chi si accontenta di rendimenti bassi ma certi ci sono gli investimenti obbligazionari o i titoli di stato.
Oppure si può dire che i fondi di investimento permettono di limitare i rischi perché investono sia in obbligazioni, sia in azioni e in vari paesi del mondo.
Un altro argomento per evitare il panico da crisi del ’29 è che l’investimento azionario è di lungo periodo.
Tutte osservazioni giustissime che giustificano l’investimento finanziario rispetto a sè stesso ma non rispetto al suo più grande antagonista: il mattone.
I numeri danno ragione al mattone, non c’è gara.
Secondo Nomisma una casa a Roma in dieci anni può rendere fino all’87% tra rendita e rivalutazione. Mentre a Milano, il rendimento cala al 47,2%.
Come nel caso dell’investimento finanziario, anche nell’immobiliare devono esserci precise condizioni che sono state già affrontate in questo post.
Piuttosto, occorre riflettere su cosa faranno gli investitori in fuga dalla borsa e attivarsi di conseguenza.
Quanti risparmiatori scottatti dalla recente debacle borsistica si rifugeranno nell’immobiliare? E non parliamo di grandi capitali. Per esempio, un box a Milano può rendere il 4-5% all’anno.
Negli ultimi tempi si vedeva sempre più di rado ma molto probabilmente sta per ritornare una figura quasi mitologica del mercato immobiliare: l’acquirente per investimento.